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I bracciali dell’amicizia e gli skull di Topshop

Bracciale dell'amicizia di Topshop

Bracciale dell'amicizia di Topshop

Sempre in tema di Topshop, quando ci sono entrata per la terza volta, ho trovato gioiellini più carini del solito (anche se dal sito, l’effetto è migliore che dal vivo). Dopo aver guardato bene stili e tendenze del presente e del passato di altri designer, lo street brand ha realizzato molti bracciali dell’amicizia (Aurélie Bidermann qualcuno?) e ha infilato teschi su nastri floreali (Vanities qualcuno?). Non riesco a distinguere tutti i sottogruppi e le collaborazioni del marchio, ma ci sono vari nomi che realizzano accessori. Ad esempio Orelia, ad esempio Made.

Però vedo che appena c’è un design un po’ più studiato, i prezzi aumentano, e alla fine non sono per niente economici. E se la produzione non è artigianale e locale, c’è un guadagno del brand pazzesco.

4 strass su pelle possono costare 20 sterline. I braccialetti in filo, con micro-charm o conchiglie dalle 15 alle 25 sterline.  Considerato il tutto, non li trovo proprio regalati, anche se rispetto ai corrispettivi di design, costano la metà se non un terzo.

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Da Topshop a Primark a Uniqlo: l’ascesa dei brand popolari

Brands commerciali

C’è uno strano fenomeno nell’ambito moda. Quando un brand di moda (capi base dai prezzi molto vantaggiosi), ottiene molto successo e se ne parla, cerca di fare il salto e di differenziarsi. Mi viene in mente Diesel. O inizia collaborazione “esclusive”. Mi viene in mente H&M. O cerca di fare un salto di apparente qualità. Mi viene in mente Topshop (la cui ultima campagna pubblicitaria A/W 2010 è da Vogue per quanto è curata). Poi ci sono i fenomeni alla Acne, un brand di massa ma con stile e con prezzi mediamente accessibili. E lui sì, sale. Ha un successo indiscutibile e apre corner in store di lusso e apre in zone esclusive (a Londra a Dover Street, la strada del nuovo lusso di tendenza, sullo stesso marciapiede di Dover Street Market, non a Oxford Street, per dire, o nella stessa Regent St.). E si mette a fare le sfilate. Quindi che prodotto diventa e a chi si vuole rivolgere? Allo stesso mercato o vuole allargarlo? E i prezzi?

Al momento, nella sua bruttezza, Primark è il più coerente. Ora è ricercato e considerato quasi cool perché con 10 sterline porti a casa che ne so, 5 t-shirt? che assomigliano a quelle di marca. Ma è sempre stato molto gettonato. Solo che all’inizio era frequentato da una certa fascia che si è poi allargata. 10 anni fa mi ricordo che ad Hammersmith (non c’era ancora quello gigante a Oxford Street) il sabato arrivavano famiglia intere (con molti figli) e uscivano con borse cariche di vestiti. Alla sera sembrava che ci fosse stata un’esplosione di vestiti. Li trovavi ovunque, per terra, nei camerini, appesi nei posti sbagliati. Ma aveva il suo senso. Ora il sabato, ci sono sempre queste famiglie, ma sempre più spesso gruppi di ragazze senza figli, che escono con borse cariche di vestiti. Alla fine c’è sempre di mezzo la questione quantità.

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