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Nostalgia Vintage: Ted Polhemus e lo street style

Street Style di Ted Polhemus

Street Style di Ted Polhemus

C’è sempre un prima III.

Il prima dello street style digitale è stato quello analogico di Ted Polhemus che da studioso di storia popolare, aveva cominciato a parlare del fenomeno negli anni Novanta, facendo una sorta di censimento del costume con libro e mostra.

Quando ancora Vogue Italia raccontava cose interessanti, descriveva i tempi e anticipava le tendenze, parlava di street style secondo lo studio di Ted Polhemus, parlava di Spin Doctors e curatori di immagine (gli stylist erano figure aliene alla massa). L’ho (ri)scoperto in queste letture vintage (l’unico usato di cui veramente vado alla ricerca), con una edizione della rivista datata (eppure attuale), 1994.

Che “la strada” detti tendenza mi convince a metà, perché senza la mediazione di un occhio professionale, difficilmente le manifestazioni dal basso, uscirebbero dal folklore fai-da-te. Ma in un momento in cui l’immagine conta più del personaggio e della persona, in un momento in cui tutti vogliono partecipare, l’incontro dei due fattori può generare risultati interessanti, come StyleLikeU dimostra.

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Editoria giù, illustrazione su: mini-classifica di book of style

Books of Style

Books of Style

Editoria giù. Illustrazione su.

E’ un fatto noto e ripetuto che l’editoria cartacea sia in crisi (non solo quella della stampa), fatto che diventa tangibile quando chiudono edicole e librerie e gli scaffali di queste ultime si vanno assottigliando (più evidente nei paesi in cui si legge che in quelli in cui il libro è sempre stato per pochi). La lettura non è stata sostituita da e-book, ma da telefonini e video-giochi. Quelli che un tempo leggevano alle fermate dei bus e sui treni, ora messaggiano o parlano. Che tutto questo sia una conseguenza dell’iper-informazione da cui cerchiamo di fuggire, e per questo ci rigeneriamo con altro?

Uso il noi anche se non dovrei, perché una delle poche cose che mi piace fare è leggere. E quindi mi dispiace assistere al crollo di una delle mie poche attività.

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Tutti amano Bill Cunningham

Bill Cunningham New York

Bill Cunningham New York

Tutti amano Bill Cunningham, io molto, e ancora di più Richard Press che gli ha dedicato un film, con interviste al bel mondo della moda.

Bill Cunningham New York è per fashion addict, street style fashion victim, street photographer.

Per chi non sopporta l’idea di non poterlo vedere (ancora e forse mai) al cinema e aspetta il dvd, non rimane che il trailer.

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Colori, forme, tendenze: cosa ci propongono, cosa indosseremo

Colori e forme

Colori e forme: cosa ci propongono, cosa indosseremo

C’è qualcuno che ricorda le giacche da aviatore, le cappe da signora bene, le gonne dal sapore rétro Cinquanta? Eppure parliamo di pochi mesi fa…

All’inizio di ogni stagione, alla fine di ogni fashion week, c’è un gran vociare reale/virtuale, di quello che andrà. E dalle previsioni, si passa alle proposte. Ora è un susseguirsi di colori bubblegum, fiori, frutta, frange stile indian-rock, trucco disco-glam, stars and stripes, gonnelloni, tutù, pochette. Cosa indosseremo di tutto questo?

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Lezione di branding: l’effetto cool

Vetrine londinesi: Burberry

Vetrine londinesi: Burberry

Passando di fronte al grande negozio Burberry che si trova a Knightsbridge, non si possono evitare di vedere le immagini che rivestono le vetrine dello store. Dal punto di vista estetico, trovo l’effetto discutibile, sembra un negozio in costruzione (le cui fotografie ricoprono i lavori in corso). Ma immagino che la scelta sia stata ben ragionata per questioni di visibilità. Perché quello che si vede, sono di stagione in stagione, i modelli/le modelle protagoniste della campagna pubblicitaria, con indosso gli ultimi capi del brand (non i prodotti in sé, come negli altri store del brand, che si trovano in altre aree londinesi).

L’ultima protagonista è Cara Delevingne, aspirante attrice (Joan Collins è sua madrina), sorella diciottenne di Poppy, fotografata a Brighton da Mario Testino. E prima di lei le ancora più giovani Imogen Newton (16 anni) e Nina Porter (17 anni), senza dimenticare l’attrice Emma Watson. Tutte campagne recenti, che mostrano un’ulteriore svolta del brand, dopo anni di Kate Moss.

Più che dopo averle viste, dopo aver letto la loro età, mi sono chiesta, ma è una scelta giusta? Io associo il trench in generale e il trench Burberry in particolare, ad un pubblico adulto, raffinato e benestante. Delle teenager, sono quindi adatte? Le modelle sono sempre giovani, è vero, ma magari qualcuna più adulta si trova.

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Brand di lusso: dalle regine alle escort…

Brand di lusso: dall'evoluzione all'involuzione

Brand di lusso: dall'evoluzione all'involuzione

Leggendo sul corriere.it degli avvenimenti che stanno pre-occupando il capo di governo (nella cui mente già affollata da questioni personali, non so come facciano ad entrarci problemi di interesse nazionale), non ho potuto fare a meno di notare le borse di alcune delle accompagnatrici coinvolte.

Sì, mi è caduto l’occhio su di un paio di modelli che ho identificato come Vuitton e Hermès. Non sono in grado di stabilire se siano autentiche o meno, ma mi sembra di riconoscere questi, come i due marchi scelti o regalati.

D’altra parte, con la prospettiva di un lavoro che da depresso sta diventando sempre più deprimente (con provvedimenti che stanno portando indietro le conquiste di un tempo, i cui modelli sembrano ispirarsi più a paesi arretrati che a quelli evoluti, anche se lo spacciano come ammodernamento globale), c’è da scommettere che la professione più vecchia del mondo, non potrà che aumentare. Proprio come nei paese del terzo mondo. E d’altra parte, a forza di spingere su marketing e sdoganamento del mestiere, questo è il risultato.

Ma la domanda su cui mi interrogo, non riguarda professioni e stipendi e ore di lavoro. Riguarda invece l’immagine di questi brand, che punteranno pure al lusso ma con risultati opposti.

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Everybody Street. Ancora fotografia di strada

La street photography, intesa anche come fotogiornalismo, ha origini più lontane di quella molto discussa al momento, che mette al centro non il racconto della città, della strada, dell’avvenimento, ma lo stile di una persona. Parlo ancora di fotografia street style.

Se Intel ha dedicato a Scott Schuman un ritratto video, sull’origine del suo mestiere di street style photographer, Cheryl Dunn ha dedicato ad alcuni importanti fotografi, di fotografia di strada, un documentario, Everybody Street.

Il New Yorker ha postato alcune video-interviste del lungometraggio, che parla di questi protagonisti, che parlano di una città, New York. Scott Schuman è un nome più familiare di quelli presenti nel filmato. Chissà se il genere o il medium (blog/internet), è all’origine di questo fenomeno.

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