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Vetrine londinesi: Harvey Nichols celebra Alexander McQueen

Vetrine londinesi: c'è Alexander McQueen da Harvey Nichols

Vetrine londinesi: c'è Alexander McQueen da Harvey Nichols

Come in molti saprete, il Metropolitan Museum of Art di New York, sta dedicando una retrospettiva al genio anarchico di Alexander McQueen, stilista tanto apprezzato in vita quanto, come spesso succede, esageratamente compianto da morto.

Tra i paesi più “agguerriti” in fatto di celebrazioni, l’America, che rubando la scena e l’iniziativa all’Europa (e soprattutto all’Inghilterra, che madre di questo designer, non ha ancora celebrato il suo  amato stilista), ha organizzato per prima una grande mostra.

Se i musei latitano, le vetrine londinesi no, che in contemporanea all’esibizione di New York, hanno dedicato spazio alla moda di McQueen.

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Helen Noakes: bijoux con miniature nella resina

(La mia) creazione di Helen Noakes

This Little Piggy è una filastrocca inglese che si insegna ai bambini contando sulle dita della mano. Io ho un vago ricordo di qualcosa di simile con le formichine, ma non mi torna in mente.

Ad ogni modo, ho scoperto questa cosa attraverso il bracciale omonimo di Helen Noakes, che si ispira alla poesia-gioco. Incastonato nella resina, c’è infatti un maialino in minatura affiancato a parte da una medaglietta con il nome This Little Piggy.

La designer realizza da qualche tempo bijoux con miniature di vario tipo, diventate ormai delle vere e proprie muse, che poi ingabbia nella resina (e argento). I risultati sono così carini. Adoro anche la suora, andrò alla sua ricerca.

Mi ricordano tanto i Little People di Slinkachu, di cui a proposito scrivo subito.

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CFDA 2010: Alexis Bittar vince come designer di accessori dell’anno

Creazione di Alexis Bittar

Alexis Bittar vince come mglior designer di accessori agli CFDA 2010 (notizia di qualche giorno fa). E pur nella non originalità dei temi scelti e dello stile anni Sessanta/Settanta, i suoi gioielli in resina, sono molto spettacolari. Più che la forma e il materiale, colpiscono le sfumature dei colori. Li ho visti da Harrods, ma mi hanno colpita in modo particolari quelli esposti al V&A Museum (sezione shop), che si rivela una fonte di ispirazione sia per le mostre che allestisce, sia per il design che vende (e mi stupisce il flusso di donne che affollano le sale, interessate all’arte e alla moda, in una quantità impensabile in Italia).

Il designer è una di quelle stelle luminose, molto sostenute dal sistema (compare su riviste di settore e i negozi più di lusso lo vendono, incluso i musei), ma ha in effetti quel qualcosa in più. Caro, se si considera il materiale, ma affascinante. E ho trovato delle somiglianze nei bracciali custoditi nelle sale del vetro del V&A. Anche lui, come molti, deve alla storia qualcosa…

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Dalla Puglia, i gioielli rétro-vittoriani di Emma Capruzzi

Creazioni di Emma Capruzzi

Dalla Puglia arrivano i gioielli artigianali realizzati da Emma Capruzzi, della Galleria d’arte e design FabricaFluxus, una realtà della città di Bari, fondata come collettivo di 4, circa un anno fa.

A lei il ruolo di selezionare e realizzare oggetti di design, unici o in tiratura limitata.

Mi ha inviato una serie di immagini relative ai lavori che realizza, e vista la categoria specifica del blog, ho selezionato quelli che rientrano nella fascia accessori-gioielli (per dire che realizza anche delle t-shirt ricamate a mano, la cui grafica viene studiata per creare temi ogni volta diversi, ma non ne parlo specificamente).

La scelta delle stampe grafiche, la realizzazione e selezione delle immagini per presentare il prodotto, trovo sia bellissima. Questo però a discapito della chiarezza. Ho fatto un po’ fatica a capire il gioiello rispetto alla sfondo, ma magari a livello di packaging può incuriosire molto.

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I tagli spigolosi dei bijoux Sou Brette

Creazioni di Sou Brette

La nuova collezione Sou Brette di Muqliza Imroni si ispira ad un futuro apocalittico senza colore. I pezzi sono quindi in un bianco e nero proposto nei materiali di corda, resina, metallo lucido, spille di sicurezza.

Le dimensioni giganti dai tagli spigolose mi fanno venire in mente gli accessori di Mad Max.

Modo fantasioso di inserire le spille: incastonate nella resina.

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L’estetica organica di Gualti

Gualti, il designer, con un suo lavoro (headpiece)

Proprio nell’ultima settimana mi sono accadute due cose particolari che riguardano direttamente il mondo del gioiello e suoi derivati. La prima riguarda un ri-contatto con una ex collega che sta realizzando una serie di bijoux in ceramica su cui tornerò nel momento che avrà completato la collezione, quindi non dico altro. La seconda riguarda un designer che non conosco in modo diretto, ma che ho incontrato di sfuggita in modo indiretto, e da cui sono stata contattata ieri.

Alcuni mesi fa in una sosta improvvisa e veloce a Venezia per la Biennale d’arte, avevo trovato per caso un negozio con creazione bellissime in una strada della città. Lo spazio era purtroppo chiuso, non avevo penna su cui appuntare il nome e avevo molta fretta e poco tempo. Quindi, vista anche la (mia?) difficoltà di orientarsi a Venezia, non l’ho più trovato. Il nome è svanito perso in qualche archivio della memoria.

Ieri mi ha contattato lui per parlarmi dei suoi lavori e ho riconosciuto subito lo stile. Gualti, il nome del brand, è un designer autodidatta che realizza delle sculture indossabili. Sculture perché sembrano delle opere d’arte vista la forma e anche la dimensione.

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Le creazioni sperimentali di Annabcn

Creazioni di Annabcn

E prendo ispirazione da Bijoux e moda (nel senso che l’ho scoperto attraverso il libro), per parlare di Annabcn, il marchio di gioielli di Barcellona, avviato nel 2005 da Anna González insieme a Maria Josep Forcadell.

Il nome per esteso del brand è Annabcn Spielt und Baut, che contratto diventa appunto Annabcn, dove bcn indica la siglia di Barcellona e Anna lo spirito femminile.

Le forme sono sperimentali come la materia, e si ispirano alla natura terrestre e marina. Anche per loro vale il principio per cui il gioiello ha valore non in base alla materia utilizzata ma al contenuto espresso dal pezzo, anche se poi lavorano oro, argento, perle tanto quanto resina e altri materiali. Penso che sia difficilissimo trovare i loro accessori se non nello spazio che hanno aperto a Barcellona.

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