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Shop Alert: Gilda’s Tryst

Shop Alert: Gilda's Tryst

Shop Alert: Gilda's Tryst

C’è questo angolo di piazza a Londra, tra King’s Road e la Saatchi Gallery, che sembra più una stradina da villaggio estivo, tranquilla, senza traffico, con bar all’aperto, Duke of York Square, dove si concentrano negozi e vetrine carine. Un po’ di moda street (Zara), un po’ di moda posh (Joseph), un po’ cultura hip (Taschen), e anche alcuni gioielli. E’ qui che si trova Gilda’s Tryst, un negozio “notturno”, dalla cui oscurità emergono gioie semi-preziose.

Cosa: gioielli urban chic

Chi: Gilda’s Tryst

Dove: 71 Duke of York Square, London, SW3

Cosa trovare/stile/nomi: gioielli dal taglio urban-chic, realizzati in metallo nobile e pietre semi-preziose. Prezzi accessibili, cose carine. Molti pezzi hanno uno stile classico ma ci sono anche elementi meno tradizionali e più di tendenza, dai cocktail ring maxi a quelli orientaleggianti a quelli stackable. Qualcosa negli anelli e in qualche pendente ricorda molto lo stile Monica Vinader. Carino lo styling delle collezioni, illustrato sui bigliettini da visita

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Shop Alert: Couture Lab

Shop Alert: Couture Lab

Shop Alert: Couture Lab

Pensavo fosse solo uno spazio virtuale, ma Couture Lab è anche uno spazio fisico con store a Londra. L’ho trovato in una delle vie parallele alla trafficata Oxford Street.

La moda (dai vestiti agli accessori) che viene proposta in questo luogo tra il reale e il virtuale, è appariscente e aggressiva, in cui lo stampato e il broccato, i kaftani, i maxi abiti e i maxi gioielli, la fanno da padroni. Mi viene in mente Marta Marzotto, ma anche Diane Vreeland, alcune editrix, Loulou de la Falaise e il mondo decadente di un YSL anni ’70, alcune milionarie da resort esotici o orientali. Sto rivalutando questo stile, che trovo oggi più personale di altri, e più snob, così alieno da tendenze e mode e dittature estetiche. E più che altro lo trovo aspirazionale. Se lo indossi vuol dire che navighi i mari dei resort di nicchia.

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Shop Alert: Village Bicycle

Shop Alert: Village Bicycle

Shop Alert: Village Bicycle

Un nuovo spazio shopping è nato a Notting Hill: Village Bicycle.

Situato nella luminosa area boho-chic, è frutto della mente imprenditoriale dell’ereditiera socialite 25enne Willa Keswick, che ha voluto immettersi nel campo del retailing (dopo aver provato con poco successo quello notturno dei club), progettando un concept store “differente”. Prendendo ispirazione dallo psichedelico Granny Takes a Trip e dal trendy Colette, Village Bicycle ha l’obiettivo di raccogliere sotto il suo tetto nuovo e vintage, ricco e povero, musica e moda, lettura e arte. Con in più l’aspetto digitale rappresentato nella figura del website che non vuole essere solo un e-shopping, ma anche hub di tendenze cool e informazione modaiola.

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E-shop Alert: Net-a-porter, esperienza di e-shopping

Net-a-porter packaging

Net-a-porter packaging

Mi sono accorta, che dopo averne parlato indirettamente, non ho mai dedicato un post a Net-a-porter, lo shop digitale, che ha ridefinito il modo di fare shopping.

La storia è lunga 10 anni ormai, e pur seguendolo dagli inizi, non avevo mai fatto nessuno spesa, nel santuario del lusso virtuale. Ma ho colmato, anche se con lentezza, il vuoto. E dopo averlo provato, sebbene una volta non sia sufficiente per affermarlo con certezza, dico che dal punto di vista logistico, è il migliore. Certo, facendo affidamento solo all’online, è d’obbligo. Ma fare l’ordine e riceverlo è un attimo.

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Shop Alert: Crazy Pig Designs

Shop Alert: Crazy Pig Designs

Shop Alert: Crazy Pig Designs (qui in versione doppia)

Se amate The Great Frog, amerete anche Crazy Pig Designs, il negozio di gioielli dark-rock per veri biker, nato da una costola indiretta del primo. Armand Serra, disegnava gioielli per il negozio di Carnaby Street, prima di avviare il suo spazio. E prima ancora lo faceva per i cantati di vari gruppi della scena rock musicale, che gli commissionavano pezzi. E prima ancora suona lui stesso.

Prima dell’ondata modaiola verso teschi e ossa, prima che designer di varia bravura si avventurassero nel genere, c’erano loro. Occhi, skull, vertebre, figure animali, erano e sono temi che si trovano ampiamente rappresentati in questo spazio dagli anni ’90 e da The Great Frog anche prima. Più guardo questi gioielli, più penso che le varie Delfina Delettrez non fanno altro che scopiazzare, pure malamente, il genere di altri. Solo che hanno pubblicizzato, molto ampiamente, queste loro “abilità”.

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Shop Alert: VinMag

Shop Alert: VinMag

Shop Alert: VinMag

Jon, che conosce Londra come le sue tasche (rosa salmone), mi ha fatto scopire un posto fantastico, e siccome bisogna essere sempre aggiornati sui temi di attualità e non farsi travolgere dal tempo che è stato, lo voglio condividere con voi. Fantastico se amate l’editoria, le riviste, la lettura ma di tipo rétro-vintage-nostalgico. Terribile se non amate tutto questo.

Ma se rientrate nella prima categoria, adorerete come me questo luogo di vecchia carta chic, e una volta conosciuto (anche se solo virtualmente), non potrete fare a meno di: VinMag, il negozio di riviste tutte vintage!

Un due piani (di cui uno sottoterra, come giustamente si addice ad un posto più simile ad uno scantinato di cose vecchie), fatto di memorabilia ma soprattutto di riviste come Vogue, Elle, Nova, Marie Claire e altro, imbustate e più o meno catalogate, dagli anni ’50 agli anni ’00.

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Shop Alert: edicole che chiudono, Condé Nast che apre

Condé Nast Worldwide News Store

Condé Nast Worldwide News Store

Più vivace dal punto di vista dell’editoria (tradizionale e indipendente), Londra sta subendo più pesantemente di altri paesi, l’effetto digitale. Come avevo già detto, le edicole (insieme alla musica, il gruppo HMV è in seria crisi e da che avevano aperti punti vendita in ogni angolo, ora li stanno tutti chiudendo), stanno scomparendo. Segno che i giornali e le riviste si vendono poco e sempre di meno, come si legge e si ascolta la musica e si vedono film sempre di meno. Non è solo una questione di strumenti che cambiano (dall’offline all’online), è che sembra esserci un rigetto verso le forme di intrattenimento di un tempo. Ma per essere sostituite da cosa? Svilupperemo sempre di più una realtà virtuale parallela a quella reale (che fa un po’ Strange Days), tanto da vivere nei due mondi paralleli che però si incontrano, e sarà allora questo il nuovo intrattenimento?

Stiamo assistendo ad una rivoluzione culturale, senza cultura? Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale? Sembra che ci sia la voglia di uniformarci tutti verso le stesse cose (espresse dai pochi grandi gruppi), e ci sia il rigetto di quello che non si adatta (che fa un po’ 1984). E’ per una reale scelta (non avendo senso l’esistenza di nicchie per pochi) o siamo inconsapevolmente influenzati? E come si concilia con la voglia di esclusività e nicchia che emerge in altri campi? Si potrà recuperare quello che si sta perdendo e la partecipazione dal basso, con chiacchiere e informazione fai-da-te, potrà sostituire il vecchio?

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