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Birkin + Peek-a-boo + Margaux = Taylor…

Birkin + Peek-a-boo + Margaux = Taylor...

Birkin + Peek-a-boo + Margaux = Taylor...

Che cosa fa una Birkin di Hermès + una Peek-a-boo di Fendi + una Margaux di Maxmara? La nuova Taylor di Mulberry, sì, una vera novità nel concept e nel design, per un brand che ha festeggiato da poco 40 anni di attività. Difficile essere sempre creativi, indubbio, e Mulberry ne è una dimostrazione, già detto.

Marchio di buona tradizione ma di medio mercato, dopo aver probabilmente investito bene e azzeccato alcuni modelli, è cresciuto velocemente, immettendo sul mercato troppe borse, i cui modelli ripetono eccessivamente qualcosa di già visto. Dopo la Tillie, carina ma non eccezionale, la Taylor, carina, ma noiosa.

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Borse navajo per un’estate boho/hobo/hippy chic

Borse navajo

Borse navajo

L’estate che si avvicina grida: boho/hobo/hippy chic. Lo sappiamo.

Ma ai maxi abiti floreali anni ’70, ai gioielli atzechi, si aggiungono ora in massa le borse navajo.

Tra la coperta vintage di Ralph Lauren, di rara esclusività, e le stoffe luxury di Etro e Pucci, si inseriscono i tessuti filati di Asos, Urban Outfitters e Star Mela, gli esperimenti creativi di Dannijo. Il migliore rimane per me, sempre e anche di più, Jamin Puech, che tra ritagli di stoffa e intrecci di pelle ha cucito perline e paillettes, riconfermandosi il più creativo. Meno navajo e più boho. E con lui dò il benvenuto al New Maximalism.

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Il Gaia Repossi pensiero…

Gaia Repossi

Gaia Repossi

Forse, come ho detto, Gaia Repossi, ha raggiunto troppo presto la realizzazione di sé, e da qui le parole espresse recentemente, sullo stato del design dei gioielli

Jewelry is not evolving enough. We’re too fixated on diamonds and the value they represent. I think boundaries have to be broken. The industry needs new shapes, new obsessive silhouettes that everyone would wear, like tribal silhouettes.

Ora che siamo stati illuminati possiamo anche risponder(l)e, che qualcuno ci sta lavorando da tempo (casomai venisse in mente ad altri, di pensare che il “rinnovamento” in ambito design di gioielli e lo sdoganamento del non-convenzionale, sia frutto solo di nomi come Repossi e Delettrez).

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La caccia al materasso di Vogue

La caccia al materasso di Vogue

La caccia al materasso di Vogue - edizione giugno 2011 Uk e Francia

Vogue Uk giugno 2011: Raquel Zimmermann fotografata da Josh Olins.

Vogue Francia giugno/luglio 2011: Isabeli Fontana fotografata da Mert & Marcus.

Vogue Italia febbraio 1989: Linda Evangelista fotografata da Steven Meisel.

C’è una citazione in corso, molto evidente nel caso del secondo servizio fotografico che si ispira al terzo, di cui la rete ha ampiamente parlato. Ma c’è anche il caso Uk, anche se l’ispirazione è meno evidente, di cui la rete non ha parlato.

Nella sfida dei Vogue, chi vince la guerra dei materassi?

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La shopping bag di Maison Martin Margiela

Maison Martin Margiela Shopping Bag (ovvero packaging)

Maison Martin Margiela Shopping Bag (ovvero packaging)

La risposta migliore alle shopping bag spacciate per borse d’autore?

La vera shopping bag spacciata per quello che è: una busta per la spesa.

Al posto della plastica, il cotone bianco di Maison Martin Margiela, brand a sua volta responsabile del “crimine”, per il tipo di borsa che ha proposto nella forma anche se non nella sostanza (la sua era di pelle a differenza della plastica di Jil Sander). Margiela non c’è più, ma la Maison mantiene il suo spirito minimalista surreale. Almeno nel packaging.

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Principesse, It-Girl e un cappellaio matto

Principesse, It-Girl e un cappellaio matto

Principesse, It-Girl e un cappellaio matto (Beatrice, Debonaire, Tara, Philip)

Che cosa lega la principessa Beatrice of York, la contessa Debonaire von Bismarck, la ex It-Girl socialite Tara Palmer-Tomkinson? Un uomo, il cappellaio matto Philip Treacy. C’è chi lo sa, c’è chi non lo sa. Ma nel gioco dei quattro cantoni reali c’è una novità, ora sappiamo chi ha aiutato la scelta stilistica di Beatrice.

La prima ha indossato il cappello più discusso della storia di questo millennio (fino al 2011 almeno), sotto suggerimento della seconda, stylist per un giorno e madre del suo ex fidanzatino (un affare tra nobili), mentre la terza ha indossato un cappello simile, come altre 35 invitate al matrimonio della coppia dei duchi di Cambridge, ma nonostante il suo passato da It-Girl fine anni Novanta, pieno di energia artificiale, il suo momento è tramontato. E della sua stravaganza non è importato niente a nessuno.

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5 capi, alcuni gioielli e un’icona, per un’estate nomade-bohemian

5 capi, alcuni gioielli e un'icona, per un'estate nomade-bohemian

5 capi, alcuni gioielli e un'icona, per un'estate nomade-bohemian

Se La Gazza non va in California, è la California che va a La Gazza.

E viene nelle forme degli orecchini di Miguel Ases; negli abiti floreali di Paul and Joe, Temperley London, Leaves of Grass, Halston; nei sandali di Chloé e Alaïa; negli occhiali aviatore di Maison Martin Margiela; nel cappello di paglia di Maison Michel; nei consigli di stile di Rachel Zoe, la stylist che ci ha reintrodotto al free-spirited California style dei platform, dei maxi-dress, degli occhiali oversized e dei capelli lunghi, liberi e belli (come giustamente diceva una vecchia pubblicità).

5 capi, qualche gioielli e nessuna borsa (e anche tanti soldi per navigare le pagine di Net-a-porter, Browns, Astley Clarke), per ricalcare lo stile di una giovane Charlotte Rampling.

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