Trend Alert: i concept store di nuova generazione

Trend Alert: i concept store di nuova generazione

Trend Alert: i concept store di nuova generazione

Tra le cose che ho perso a Milano, la possibilità di rivedere dopo diverso tempo uno dei concept store più belli in assoluto (non saprei dire se il primo, ma tra i primi esperimenti di lusso rispetto al concetto di bazaar inglese). Che ho frequentato (dove ho rigorosamente guardato, poco toccato e quasi mai comprato, a parte libri e musica), dai suoi inizi (molto tempo fa) e in ogni occasione di trasferta milanese. Perché volevo dedicare un post ai concept store tradizionali e a quelli di nuova generazione.

Tra i classici/storici inserirei appunto 10 Corso Como, Dover Street Market, Colette, Luisa Via Roma, di cui ho anche parlato. Ma mi soffermerei ora su quelli di nuova generazione (frutto delle mie frequenti ricerche scientifiche quindi inconfutabili), che sembrano rispecchiare o uno stile specifico di nicchia artigianale (mi viene in mente Couverture and The Garbstore), o di accesso solo online (Oki-ni), o di accesso esclusivo offline per tutti online (LN-CC). Ed è infatti sull’online che molti di quelli di nuova generazione stanno puntando insieme agli strumenti social. Non solo diffusione di notizie via noti blogger; non solo presenza su Twitter, FB e vari; ma accesso facilitato alle immagini delle collezioni (curate in alcuni casi da stylist noti), perché la diffusione scorra liberamente.

Quello più impenetrabile sembra essere LN-CC che ha fatto dell’accesso limitato e della linea unisex, una sua caratteristica. E’ vero che vende tutto online, ma per entrare in negozio bisogna prendere appuntamento. Questo mi intimidisce e quindi guardo le cose via web e usufruisco della condivisione di immagini.

Lo stile che questi concept store propongono varia, ma una cosa li accomuna: la ricerca di quello che è particolare. Il fatto che ormai tutto sia accessibile a tutti; il fatto che ormai tutto sia visibile subito; il fatto che brand street facciano il verso a brand di lusso e che brand di lusso facciano il verso a quelli street, ha spinto alcuni a prendere le distanze. C’è chi come Tom Ford sfila per pochi (un rétro nostalgico che anticipa il futuro); c’è chi come dimostrano questi concept store, cerca cose diverse (possono essere nomi di designer nuovi o brand conosciuti di cui si hanno in esclusiva alcuni prodotti o con cui si realizzano prodotti esclusivi).

Qui si parla ovviamente di luoghi di lusso, dove si cerca di ridefinire il termine, associandolo più a oggetti artigianali che pochi hanno e pochi conoscono/riconoscono, piuttosto che a marchi noti che pochi hanno ma tutti copiano/riconoscono.

E’ questo il futuro dello shopping, è questa la fine della democratizzazione?

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