Le 5 regole per avere successo…

Le 5 regole per avere successo...

Le 5 regole per avere successo...

Come al solito, mi sono trovata ad interrogarmi su di un altro tema importante. Ma quali sono le regole per avere successo? Soprattutto in ambito creativo?

Ci sono dei segreti più segreti degli altri, che possono rivelarci cose inaspettate e aprirci le porte della fama?

Ecco un memorandum da tenere alla mano e da consultare strada facendo:

  • Essere autodidatti. Ci dicono che si deve studiare, approfondire, leggere e tenersi aggiornati. Ma si sbagliano. Per avere successo, come dimostrano designer emergenti, non serve tutto questo. Basta l’ispirazione! Non lo dico io, ma lo provano i fatti e le parole delle dirette emergenti (Pamela Love, Stefania Pia, la stessa Little Glass Clementine)
  • Non seguire regole. Ci dicono che si devono seguire le tendenze, analizzare i dati, capire i gusti e le esigenze del pubblico. Ci dicono che il successo non è MAI una questione di fortuna e caso. Ma si sbagliano. Per avere successo basta alzarsi la mattina, cercare nelle soffitte, andare per mercatini e instaurare un dialogo costruttivo con l’oggetto che richiama la nostra attenzione, il nostro spirito. E poi dipingerlo o lucidarlo e il gioco è fatto
  • Essere vaghi sulle esperienze lavorative. Ci dicono che il cv è importante, che deve essere conciso e scritto bene, che deve riassumere ogni piccolo dettaglio e riempire ogni minimo vuoto. Per dimostrare che siete degli esperti, che avete fatto gavetta, che avete il know how (possibilmente tutto questo entro i 25 anni). Ma si sbagliano. Come dimostrano sempre le emergenti, molto meglio se ci si è dedicati un po’ all’arte (artista ma anche gallerista ma anche curatrice ma anche critico) e un po’ alla beneficenza; un po’ al giornalismo e un po’ al giardinaggio
  • Essere aerei. Ci dicono che bisogna essere concreti, che bisogna avere le idee chiare, che bisogna avere degli obiettivi nella vita (che cosa farete nei prossimi 5/10 anni? Vi siete programmati? No? Perditempo!). Ma si sbagliano. Per avere successo bisogna essere vaghi e confusi, essere avanti e essere in. Tanto basta arrivare dal nulla per fare il botto. Sì magari essere parente di, essere amica di, avere fatto l’assistente di (che vuole dire essere figlia di) può aiutare, ma vogliamo perderci nei soliti noiosi inutili dettagli? Voi non avete immaginazione…
  • Essere social. Ci dicono che bisogna sacrificarsi, che non si può uscire tutte le sere, che la vita non è un party, che ci si deve alzare presto e lavorare tanto. Ma si sbagliano. Per avere successo bisogna divertirsi e festeggiare (questo sì tanto) e svolazzare da una preview ad un cocktail, da un invito ad un party, da una vacanza ad una spa. Perché quelli di successo sono programmati per i prossimi 5/10 anni. E’ per questo che sono sempre impegnati. Lo dimostrano tutti, dalle emergenti alle riviste glossy (che ci fanno vedere quanto si divertono loro e le emergenti venute dal nulla, nei party esclusivi a cui i non-famosi non sono invitati, ma a cui glielo si fa vedere così da renderli invidiosi e poi perché sono gli unici che comprano, i non-famosi). E mi verrebbe da dire, ce lo dimostrano pure i politici.
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13 commenti

Archiviato in Le classifiche de La Gazza

13 risposte a “Le 5 regole per avere successo…

  1. bene, dopo aver letto queste regole…ho la conferma che non saro’ mai nessuno! ^__^

  2. olivia

    avrei delle buone carte ma l’ultimo punto mi abbassa decisamente la media !!

  3. Non prendetevela troppo a male se non rientrate nella classifica “leggera” delle regole del successo, in certi casi meglio essere out che in 🙂

  4. Martina

    Oppure avere un’IDEA, anche una sola, ma di quelle geniali che nessuno ha e avere l’enorme FORTUNA di trovare qualcuno che creda in te…

    • Due cose difficili entrambi. Avere un’idea che sia rilevante (non solo per chi ce l’ha, ma anche per il pubblico) e trovare qualcuno che primo la capisca e che secondo ci investa. Già la ricerca di questo è un’impresa…

  5. Martina

    In effetti è molto più facile trovare degli pseudo artisti e gonfiarli a dismisura spacciando le loro creazioni per delle trovate geniali, perché a forza di raccontarlo la gente poi ci crede e si convince.

    • purtroppo sono arrivata anch’io a questa considerazione. Non sempre, ma spesso sì. La pubblicità ha un effetto dipendenza molto forte anche se la maggior parte della gente nega questa influenza e pensa di essere “libera” nelle proprie scelte.

      Eppure, di persone brave e preparate ce ne sono tante, tante quanto quelle impreparate, perché gonfiare quelle già privilegiate?

  6. Martina

    Vince un po’ l’effetto “merendina” .. ovvero: da piccola mangiavo tante merendine perché erano colorate, golose e le vedevo sempre negli spot tra un cartone e l’altro 🙂 Solo da grande ho capito che per fare quella merendina ,che costava relativamente anche tanto, le materie prime erano di scarsa qualità e la lavorazione era scadente. Se la gente fosse consapevole dell’importanza dei materiali, di quanto tempo e perizia vengono effettivamente impiegati nel realizzare un oggetto, allora si chiederebbe: “questo prodotto vale effettivamente questo tot di soldi?”. La risposta è soggettiva, ma l’importante è che uno sia consapevole. Anche se spesso si compra non solo l’oggetto, cioè la parte tangibile del prodotto, ma anche l’idea veicolata dallo stesso, frutto il più delle volte di una buona campagna di marketing.

    • capire e far capire gli oggetti, il lavoro che c’è dietro, il materiale, è la cosa più difficile e secondo me i media non lo fanno abbastanza e abbastanza bene. Forse anche volontariamente. Quindi entrano in gioco pubblicità e marketing, che fanno nascere il desiderio, l’aspirazione indotta. Si gioca sulla psicologia, e anche questo è un fatto interessante. Basta non esagerare e lasciare spazio a più prodotti possibili. Altrimenti è un monopolio di pochi, come invece succede.

  7. Forse una buona regola è infischiarsene di voler avere successo e fare le cose solo perchè ti partono da dentro. Questa è la regola più difficile da seguire!

    • prendete sempre con ironia le classifiche. Rimane il fatto che non è il successo di per sé, che uno vuole, quanto il fatto di avere un riscontro positivo tale da poter continuare a fare la propria attività, sempre che sia un lavoro e non un hobby. Nel quale caso allora (hobby) ci si può infischiare di successo e consenso e fare solo ciò che piace.

  8. Andrea

    Ma di cosa stiamo parlando..? il successo di un prodotto è da sempre un mix di creatività, qualità, comunicazione, distribuzione, social, celebrities
    basta guardare un po’ la storia della moda.
    quando é esploso Valentino? quando dopo anni di lavoro nell’anonimato ha incontrato Giammetti, la sua anima concreta, e Jackie Kennedy ha indossato la sua collezione “bianca”.
    Yves Saint Laurent sarebbe rimasto un talento inascoltato senza le capacità manageriali e di comunicazione di Pierre Bergé, e la qualità di Armani sconosciuta se non fosse stato il grande uomo di marketing che è. (Armani lavorava in banca non ha mai fatto una scuola di moda)
    Non c’é nulla di male in questo, ci sono mille esempi .
    Un prodotto non vive di sola comunicazione e socialites; può avere una buona attenzione per una manciata di stagioni, ma certamente non sopravvive senza creatività .
    E’ per questo che non basta avere talento creativo (se comunichi male o non comunichi, e non vendi qual’è il senso di tanto talento?) , e altrettanto senza sostanza, senza qualità come pensi di vendere e sopravvivere sul lungo periodo puntando solo sulla comunicazione e il social?
    Mille esempi di brand che hanno puntato solo su questo e sono morti in quattro stagioni.

    • no scusa Andrea ma tu di cosa stai parlando?? a chi ti stai rivolgendo esattamente?? ci vuoi far capire che hai un ruolo di businessman di qualche figura creativa?? I tuoi interventi girano intorno a questa cosa del partner fondamentale per il pieno sviluppo creativo di un brand/stilista o altro che sia. Dialoga, così comunicherai anche.
      Le regole, come alcune delle classiche che “compilo”, erano ironiche (ma quanto c’è del vero nell’ironia, visto che suscita permalosità!).

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