N.Y. Fashion Week: la moda fa Novanta

N.Y. Fashion Week: la moda fa Novanta

N.Y. Fashion Week: la moda fa Novanta (al centro l'origine, ai lati la citazione)

Finita una inizia subito l’altra, su Londra è già calato il mondo della moda, ma cosa si può dire della settimana di New York appena passata?

A me è rimasta vagamente addosso la sensazione “anni Novanta”, che come la Pasqua imminente, sta scendendo su di noi. E così, visto che tagli e ritagli e collage, sono tornati un po’ di moda (vedi il libro Cecil Beaton: The Art of the Scrapbook), come citazione nostalgica del passato (vedi la rivista Zine Cava), aggiungo qualcosa di vintage (che suona così oggi, che suonava così attuale all’epoca), alle immagini nuove delle collezioni. L’origine e la citazione.

Ispirarsi non significa copiare, ma venendo meno quelle che sono le motivazione originali (Nirvana, Seattle, Pearl Jam, nuovo pauperismo), per quanto bellissimi siano i risultati, non so quanto incideranno nella storia.

La moda americana per l’A/W 2011, è una citazione grunge versione lusso con timidi accenni minimalisti e qualche colore neon stile Ottanta e molta reminiscenza fine Settanta. Paradossalmente gli iniziatori dello stile pezze-chic, Marc Jacobs e Anna Sui, non hanno citato loro stessi, anche se così originali, non lo sono più stati (più commerciali però sì).

Gli stilisti chiamati in causa in questo revival sono: il giovane Alexander Wang (che mi ha ricordato in versione asimmetrica, il minimalismo sofisticato di Calvin Klein); il non poco più vecchio Richard Chai Love (strati e lunghezze e tagli floreali); il pazzo Libertine (neon punkish con contaminazioni grunge); il visionario Thakoon (che ha trasformato gli scacchi effetto plaid del grunge, in abiti geometrici); il sofisticato Altuzarra (dichiaratamente ispirato alla Kate Moss dei tempi Johnny Depp, parka e abiti leggeri, la cui collezione deve qualcosa anche al Galliano più recente); l’originale Chris Benz (ha fatto convivere anni Settanta con Novanta, proponendo il plaid a zampa d’elefante); i lanciati Rag & Bone (un’esplosione non sempre riuscita di cose e generi); per finire con ADAM (che più banalmente ha ridisegnato le camicie scacchettoni di un tempo, in classiche gonne e pantaloni).

Rodarte ha stregato per la sua originalità. Le sorelle Mulleavy si sono ispirate per questa collezione al film Days of Heaven di Terrence Malick. Definita più commerciale, anche se sempre non convenzionale, ha una vena vintage craft non comune.

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