Le 5 donne top del web

Donne del web

Le 5 top donne del web

La tecnologia è uomo, ma la comunicazione (nel suo significato più ampio, dall’editoria alle news alla moda venduta e fotograta) è donna. Soprattutto nel web.

Bolla o non bolla, breve classifica delle donne del web degli anni ’00 e dopo:

1° posto: Arianna Huffington – The Huffington Post. Dalla Grecia agli Stati Uniti con successo, passando per l’inglese Cambridge dove la giornalista ha studiato. Il suo blog-magazine vale 315 milioni di dollari. Si dice 25 milioni di utenti mensili si colleghino al sito

2° posto: Natalie Massenet – Net-a-porter. Si è parlato di lei, molto, alcuni mesi fa per l’affare Richemont. Il suo business online vale 350 milioni di sterline. Per eleganza e abiti, sarà l’invidia di Arianna e Tina. Si dice che 2 milioni di utenti mensili si colleghino al sito

3° posto: Tina Brown – The Daily Beast. Conosciuta per il successo di Vanity Fair e The New Yorker, e per il disastro di Talk Magazine. Verde di rabbia si starà domandando cosa abbia più di lei Arianna. Come reagirà alla sfida l’ambiziosa Tina?

4° posto: Chiara Ferragni – The Blonde Salad. Scusate ma nel suo piccolo è la donna del web italiano. Non stiamo discutendo il prodotto (a me personalmente fanno ridere quelle che si fotografano e fanno smorfie alla camera come fossero bambine), ma qui parliamo di risultati. Non ci sono state ancora acquisizioni, i numeri sono diversi (anche l’età e l’esperienza), è autereferenziale, ma molti cercano il suo spazio per far rimbalzare le notizie, nella blogosfera giovanile. E tanti commenti come nel suo blog, non ce li ha nessuno. Magari non si svilupperà mai niente perché i fashion blog sono fatti di niente. Ma questo è al momento. Lei dice che 70 mila utenti si collegano al sito giornalmente. Invidiamo il suo successo, e verde di rabbia ci domandiamo cosa abbia più di noi

5° posto: è…vacante. Non mi viene in mente altro e allo stesso tempo lascio aperta la posizione per chi si vuole candidare nei prossimi mesi…

Per tutte, più se ne parla, più per loro aumenta l’audience, ma è come per la ricchezza, accumula chi non ne ha bisogno.

Concludo con un interrogativo. Si parla di numeri, ma è più importante la quantità o la qualità? C’è questa domanda che gira da anni, è meglio avere come lettori 3/4 utenti molto autorevoli (tipo, che ne so, i Clinton, gli Obama, Murdoch) o migliaia di lettori anonimi?

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