Fast fashion Vs. Slow fashion

Fast Fashion Vs. Slow Fashion

Fast Fashion Vs. Slow Fashion

La questione che sembra presentarsi ora nel mondo della moda, è quella legata alla troppa democratizzazione e alla eccessiva velocità di circolazione delle informazioni. Risultato di un processo spontaneo nato dal basso, che grazie ai moderni strumenti digitali, ha sovvertito l’ordine elitario, intromettendosi in un sistema di pochi.

Con il risultato che si è aperta una grave frattura, tra il mondo di ieri e il mondo di oggi, tra la comunicazione lenta di ieri e la comunicazione accelerata di oggi.

Tornare indietro chiaramente non si può, ma qualcuno cerca di mettere dei pali e correre ai ripari. E’ giusto? Cioè c’è effettivamente troppa informazione, troppa informazione approssimativa, troppo dilettantismo, troppa emissione di notizie cloni? Si è abbassato veramente il livello di qualità, dal momento che tutti scrivono di tutto? O invece è l’ennesimo tentativo di un gruppo elitario che, seguendo l’istinto naturale di preservazione, difende il proprio territorio?

Tom Ford è sceso in campo, e per primo (o tra i primi, non so), ha proposto una sfilata per pochi, dove ha proibito scatti e riprese, per evitare l’immediata diffusione delle immagini. Fatto ormai inarrestabile, che è stato accolto anche se lentamente pure dai più refrattari. Salvo poi, Tom Ford, rilasciare il video settimane dopo (che non capisco, poteva risparmiarsi di rendere pubblico).

Ha evitato così i cloni, o i troppi commenti, spesso inutili è vero, ma allo stesso tempo disperatamente ricercati da pubblicitari e manager? O la sua è stata l’ennesima mossa di un abile affarista?

Il video è girato, io non l’ho postato per una serie di un pò (un pò per disinteresse, un pò per insofferenza da atteggiamento, un pò per non cadere vittima di un possibile tranello p.r.), ma, parlo a livello di percezione personale, non mi sembra che abbia generato particolare interesse (sì, lo hanno postato vogue e alcuni blog, ma parlo di buzz vero e proprio, che io non ho sentito). Se così fosse, chissà se la ragione è da ricercarsi nei tempi pre-digitali, se il target di Ford è comunque lontano dalla blogosfera, se Tom Ford non attira più come prima.

Estendendo il concetto, si potrebbe parlare anche di una insofferenza verso la fast fashion, la cui soluzione potrebbe semplicemente essere un ritorno a tempi più moderati, con l’emissione di una sola collezione all’anno, fatta di indumenti a-temporali (visti i cambiamenti climatici, come proposto da Miguel Adrover).

Una slow fashion che si scontrerebbe però con i sistemi di produzione attuali, che mirano ad aumentare i ritmi, per incrementare il desiderio e vendere di più, estendendo questa brama a tutti i livelli (tanto per fare qui sì gli snob, e riallacciarsi al tema della caduta del lusso). E con l’inevitabile scelta di stilisti che sono più bravi manager che creativi, che generano profitto ma poche idee nuove.

La democratizzazione può aver abbassato i livelli, ma ha anche scoperto il vaso di Pandora, dimostrando i limiti di molti di quelli che operano nella nicchia. Tra allargamento e difesa del territorio, cii sarà una ridistribuzione delle cose?

p.s. e a proposito di Tom Ford che rimanda a Carine Roitfeld e a Vogue Francia dicembre, nel caso del servizio sulle bambine vestite da donna, si potrebbe dire, colpevoli di cattivo gusto. Che penso per una coppia così disperatamente chic, è un insulto insopportabile.

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