Little Glass Clementine: collane con una storia

Collana Little Glass Clementine

Collana Little Glass Clementine

Il principio dei gioielli di Little Glass Clementine, uno dei nuovi brand selezionati da Selfridges per Young Bright Things, è bello. Raccontare una storia attraverso il reimpiego di oggetti recuperati (quindi ri-raccontarla).

Come fosse una rete di pescatore, che perlustrando i mari trascina con sé sassi, alghe, coralli, pietre, l’autodidatta Clementine James, raccoglie quello che trova, ripensandolo in modo creativo. Un bottone, un ciottolo, un cameo, possono essere assemblati per dare vita a collane complesse.

Sono creazioni molto particolari, ma davvero care.

Collana Little Glass Clementine

Collana Little Glass Clementine

Advertisements

15 commenti

Archiviato in Collane, Gioielli Donna Craft

15 risposte a “Little Glass Clementine: collane con una storia

  1. E ci credo che sono care! non è facile fare assemblaggi di gusto come questi (osando pure senza scadere nel kitch) e le collane che ne vengono fuori sono dei pezzi unici straordinari!

    • Non discuto il gusto, le collane sono uniche e belle, ma nonostante questo, 700 sterline (più di 800 euro) per dei gioielli semi-preziosi con materiali di scarto, lo trovo tanto. E’ per una nicchia di stimatori danarosi, che devono essere in grado di apprezzare il genere ed essere indifferente a firme e contro-firme (e non è facile). Se la designer lo fa, ha probabilmente trovato il suo mercato, non so come faccia, ma sarà così.

      • Eliana

        Sì, il prezzo è spropositato, tantopiù che sul genere ce ne sono altre in giro assemblate con più gusto.

  2. mamma che prezzi!! non immaginavo fossero tanto care! a questo punto bisogna stare attenti anche ad un altro fenomeno che si va diffondendo, e cioè lo sfruttamento commerciale del trend del riciclo e degli oggetti realizzati con scarti venduti a cifre stratosferiche! Ma non dovrebbero essere oggetti etici, questi?!

    • E’ vero che essendo un fenomeno di moda, bisogna stare attenti in ambito di “vero” riciclo. Però credo si debbano fare delle distinzioni tra chi utilizza pezzi recuperati per ragioni di stile, etica ed economia (riciclo = meno costo), e chi invece lo fa per ragioni puramente stilistiche ed etiche, ma non economiche. Il fatto di parlare di ri-uso non significa che non ci sia altrettanta ricerca (che costa in termini di tempo). Quindi il prezzo non varia rispetto a ciò che è nuovo.

  3. Ciao, mi intrometto in ritardo ma solleticata dall’ idea che è uscita: riciclo=etico=poco costoso. C’è da ricordare che il materiale di riuso è una materia prima molto più costosa della nuova, sia in termini di acquisizione, sia in termini di lavorazione. E’ molto, molto più facile lavorare con materiale nuovo e in termini economici, molto più efficiente. Non metterei sullo stesso piano di paragone nuovo e usato. Di conseguenza questa associazione di idee non è corretta anche se molto diffusa.
    A questo punto mi piacerebbe sapere, visto le premesse, come questa designer sia riuscita a trovare questa nicchia (se l’ha trovata)…

    • scusa Silvia, non c’entra con il discorso in questione, ho visto le borse sul vostro sito. Ma sono stupende! Mi ricordano qualcosa di Carmina Campus (il brand etico di Fendi…), da quanto realizzate il vostro progetto? Così curiosità per sapere chi viene prima.

  4. Ciao Silvia,

    dipende però cosa si intende per materiale di riuso. Cioè se è ricavato da cose trovate per caso e per casa, come può essere più caro della materia prima? Se è ricavato da perlustrazioni sul territorio (mercatini, svendite) lo stesso, a parte il tempo di ricerca.
    A questo punto ti chiedo cosa intendi per materia prima di riuso?
    Quando sento parlare alcune designer che dicono che realizzano cose con materiali riciclati, intendono proprio quelli trovati qua e là.
    Lei non so se abbia trovato la sua nicchia, ma solo di nicchia si può parlare, sia per i prezzi che per il gusto. Ma è lanciata. Non solo la vende Selfridges in questo esperimento di attenzione verso nuovi designer, ma ho visto online che la vende anche Luisa Via Roma.
    Lei è una persona molto carina, che ha proprio specificato nell’evento di cui ho parlato qualche post dopo, che non fatto scuole e ha iniziato così, per creatività. La tecnica non è infatti molto particolare e il risultato è dovuto a gusto personale e oggetti trovati (nel suo caso sì c’è ricerca, ma lo stesso il prezzo è spaventoso). Ma è così particolare da avere l’attenzione dei nomi che ho fatto?
    In quanto a considerare l’usato sempre più economico sono d’accordo con te, non è così (quanto va di moda dire vintage?). Ma è anche vero che si spaccia spesso l’idea di riciclato come più economico (d’altra parte gli abiti di seconda mano, le auto, la mobilia già usata, non costano meno?).

  5. Attenzione a non confondere l’usato con il riuso o il recupero. In questo caso si parla della seconda tipologia.
    Per materiale di riuso si può intendere tante cose. Ma il punto centrale della questione è il prezzo di vendita, che dipende da molte cose, e fra queste di solito si parte dal costo della materia prima e dal costo della lavorazione (in termini di tempo per creare il singolo oggetto).
    Per quanto riguarda queste creazioni esse contengono al loro interno un numero di pezzi che dubito la creatrice abbia trovato in poco tempo, ma magari è il frutto del suo peregrinare e ricercare. Molto diverso dal telefonare al fornitore per ordinare un tot di quel x materiale.
    Nel caso specifico poi non credo che i pezzi recuperari subiscano ulteriori trattamenti prima di essere usati, ma in altri casi può essere di sì (pulizia, adattamento di ganci, eseguire buchi, o altro chessò…).
    Il tempo di ricerca (aggiungiamo anche la benzina perchè no?) e gli altri trattamenti fanno sì che il costo inglobato in un materiale anche avuto gratis sia maggiore di un materiale nuovo.
    Poi viene la lavorazione e la creazione del pezzo finito. In questi casi mi sembra di capire che sono tutti pezzi unici e difficilmente si possono creare economie di scala (ne faccio 1 ci sto un tot, ne faccio 100 ci sto molto meno per singolo pezzo).
    Poi entra in gioco l’artisticità rispetto all’artigianalità e il pezzo assume un ulteriore valore a cui si associa un’altra quota di prezzo.
    Se c’è il mercato per quel prezzo, quel prezzo è valido (anche se magari non “giusto” nel senso di accessibilità).
    Questo in termini molto generali.
    Ci sono designer che con poco (tempo e denaro) creano pezzi geniali.
    E ci sono anche, a mio avviso, i designer “gonfiati”. E purtroppo ce ne sono tanti.
    Come per il caso di Stefania Pia…e mi sono chiesta se veramente è questione più di bravura e magari anche di un po’ di fortuna o semplicemente di “conoscenza giusta” e di agenzia stampa che fa bene il suo lavoro…
    Per quanto riguarda le borse di Carmina Campus, che idea te ne sei fatta? Il nostro progetto ha circa un anno e abbiamo scoperto che già molte idee sono sul mercato. Ci fa piacere che facciano venire in mente le carmina campus (associazione lusinghiera), noi cerchiamo cmq di creare e mantenere un nostro stile.

    • hai ragione, verissimo.
      Quindi tu trovi il prezzo giusto (di queste collane in particolare)? Sono sicura che c’è ricerca e tempo e che i pezzi sono unici (impossibile farne di uguali, vedendo come lavora la designer), però si deve anche valutare il tempo impiegato in modo elastico.
      Io credo che lei abbia trovato il suo canale di aiuto, ha uno stile originale, anche se non mi sembra che impieghi chissà quale tecnica. Non c’è paragone con la Pia che trovo non un “fenomeno” gonfiato, di più.

      Venendo alle borse, mi è venuta in mente Carmina Campus perché le vostre borse mi hanno ricordato qualcosa del loro progetto (che è bello e buono, ma spintissimo, ovviamente visto che è Fendi) e anche qualcosa di Freitag (i manici). Non so se lo conosci è un brand svizzero che riutilizza teloni di camion e cinghie e copertoni di biciclette. Rispetto a Carmina Campus, le vostre hanno uno stile più mediterraneo, più locale. Spesso quelle C.C. sono molto esotiche.

      • Sinceramente il prezzo non lo trovo “giusto” per me e così per tanti altri. Perchè sono dell’idea che le cose belle debbano riuscire a permettersele un po’ tutti, non mi piace l’idea di una cosa elitaria.
        E vale anche per C.C., tanto più che non penso che le ragazze africane che producono vengano premiate in proporzione al prezzo di vendita…purtroppo!
        Freitag è ormai molto conosciuto e molto imitato, a volte anche in modo pessimo. Credo che se si utilizza lo stesso materiale (in questo caso teloni) si debba se non altro creare qualcosa di diverso nel design, invece c’è una imitazione esagerata.
        Infine, sono d’accordo: gonfiatissima S.P.!
        Ciao cara!

      • Sinceramente il prezzo non lo trovo “giusto” per me e così per tanti altri. Perchè sono dell’idea che le cose belle debbano riuscire a permettersele un po’ tutti, non mi piace l’idea di una cosa elitaria.
        E vale anche per C.C., tanto più che non penso che le ragazze africane che producono vengano premiate in proporzione al prezzo di vendita…purtroppo!
        Freitag è ormai molto conosciuto e molto imitato, a volte anche in modo pessimo. Credo che se si utilizza lo stesso materiale (in questo caso teloni) si debba se non altro creare qualcosa di diverso nel design, invece c’è una imitazione esagerata.
        Infine, sono d’accordo: gonfiatissima S.P.!
        Ciao cara! Grazie per la chiacchierata.

      • Freitag è esploso da qualche anno, ma tempo fa era una vera novità. In quanto ai prezzi e agli aiuti alle lavoratrici africane o non, l’unica forma di beneficenza che riconosco è quella anonima. Quando ci sono di mezzo brand e pubblicità, non ci credo per niente (vedi Carmina Campus e Edun). Così come credo che chi compra questi prodotti non sempre guarda all’insieme.
        La ormai disillusa, ti saluta e ti ringrazia per le chiacchiere di moda

  6. Apprezzo molto le collane di Little Glass Clementine. Mi sembra che questa designer maker abbia raggiunto dei risultati lodevoli. Mi pare che nel suo caso non si possa parlare di riciclo ma, come dice Silvia, direi più di riutilizzo di vecchi pezzi. Il successo di questa linea mi sembra consista nel far rivivere la bigiotteria della nonna e magari raccontare delle storie che sono nuove ed allo stesso tempo vecchie. Forse non sarete d’ accordo con me, ma questa abilita’ di assemblare pezzi e questa deliziosa sensibilita’ non hanno prezzo.
    Ritengo difficile giudicare il costo di mercato dei lavori di Little Glass Clementine. In gioielleria e nella bigiotteria vale la regola che il prezzo è stabilito da chi indossa o ha indossato le creazioni in questione. Se qualche personaggio famoso avesse indossato i suoi lavori probabilmente i prezzi, apparente mente esosi, sarebbero nella norma.
    Mi auguro inoltre che i collages di Little Glass Clementine siano davvero realizzati con pezzi vintage e non “cineserie” di poco valore, spesso antichizzate con metodi vari e poco accurati.
    I pezzi vintage sono solitamente di leghe di metallo di qualita’ superiore a quella odierne e resistono al tempo, le cineserie in poco tempo perdono il loro splendore. Mi chiedo quanto questo possa essere importante.
    Quanto chiediamo alla bigiotteria che acquistiamo in fatto di durata? E’ importante che ” duri” ?

    • grazie Nunzia, il tuo commento è un tassello interessante. In quanto alle cineserie, non credo sia il suo caso, perché non rientra nella filosofia e spirito dei pezzi. Ma come si fa a riconoscerlo con certezza? Solo dalla durata di un gioiello o anche dall’aspetto estetico?
      In quanto alla sensibilità e capacità di un designer, che non ha prezzo, non sono d’accordo. Rimangono per quanto belli, dei prodotti commerciali e non delle opere d’arte (anche se da tempo va avanti la questione se la moda è arte, per me no), e quindi devono essere comprati. Non dico che debbano essere accessibili a tutti, ma avere mercato sì.
      In quanto alla durata della bigiotteria, personalmente non sono per la durata in eterno delle cose in generale, e quindi anche dei gioielli (certo i materiali nobili durano molto). E’ chiaro che non ti si devono “smantellare” appena comprati e devono durare degli anni, se no sono fregature. Ma io li associo a valori temporanei. D’altra parte anche l’arte contemporanea per molti aspetti è diventata un bene di consumo soggetto al tempo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...