Pensierino di Natale: brand activism, dalle barricate alle casse dei negozi

Pupazzi Plastic Culture

Noi, siamo molto arrabbiati!

Se pensate che il pensierino di Natale sia una lettera di buoni propositi o la possibilità di un piccolo regalo, passate oltre. Questo post parlerà di brand activism.

Benché argomento pesante per le feste, lo si potrà digerire lentamente, insieme a pranzi e cenoni, nelle giornate che verranno.

E’ una considerazione che si è cristallizzata nella mia mente, in questi gelidi giorni prefestivi post rivolte studentesche. Perché in quella che sembrava una situazione ristagnante (di diffusa rabbiosa passività cittadina mondiale), gli studenti inglesi (UK Uncut) ci stanno insegnando qualcosa, che potrebbe manifestarsi nel presente e concretizzars nel futuro, come rivoluzione dei consumi.

Quella che è stata etichettata da alcuni come generazione incapace di fare critica nei confronti dei contenuti e delle cose che gli vengono proposte, ha avviato qui in Inghilterra, una forma di protesta attiva (e veramente alternativa che non fa uso della solita retorica delle parole). Dopo aver ricalcato forme antiche di rivolta violenta (che benché da condannare sempre ma non troppo, l’unico comportamento capace di attirare l’attenzione di politici e media e a quanto pare l’unico capace di sfornare la classe politica – vedi quella italiana); dopo aver abbandonato ogni interesse pacifista, internazionalista, anti-sfruttamento, di fratellanza mondiale (l’Europa ha fallito); il movimento ha messo in atto l’unica cosa che può salvare il presente e assicurare il futuro (per non trovarsi disoccupati, precari, scontenti a vita): combattere lo shopping. Non tutto lo shopping, solo quello selezionato come dannoso, ovvero, quello i cui prodotti sono il risultato delle multinazionali, i cui proprietari evadono il fisco o con beneplacito dei governi, scelgono paradisi fiscali per…non pagare le tasse.

Primo obiettivo: Topshop e Sir Green.

Operazioni di flash mob e di educazione al consumatore, sono state adottate nella sede di Oxford Circus e in altri luoghi. Cioè, impedire, pacificamente, artisticamente, anche per pochi attimi, la vendita.

Se la mossa avrà successo, altri brand verranno inclusi.

Ed è questo quello che dovremmo adottare quando troviamo immorale il comportamento di alcuni marchi. Boicottarli. Ed è questo l’unico fattore che può impensierire i governi, pari se non addirittura superiore alla violenza, che oltretutto aliena le cittadinanze.

L’idea, che sia chiaro, non è quella antica di fare guerra al consumismo, che in realtà, benché le democrazie riflettano una crisi del sistema, piace. L’idea è quella di rendere possibile e accessibile a tutti il consumismo, distribuendo in modo più equo le tasse, e facendo in modo che quelli che evadono o emigrano in paradisi fiscali paghino il giusto rinunciando (a causa di quella che loro considerano un’intollerabile ingiustizia), a che ne so, l’ennesima casa in più? Permettendo a quelli che le pagano ora, che ne so, di avviare un mutuo?

Guerra ad alcuni brand, ma anche operazione anticool (orrore per alcuni brand giovanili, perché se non sei cool sei out), utilizzando i sistemi di diffusione digitale. Il movimento No Global ha in realtà fallito per una serie di ragioni, non ultima la violenza, non ultima la questione del terrorismo. Nessuna inchiesta contro lo sfruttamento della mano d’opera ha funzionato fino ad ora. Nessun ragionamento razionale ha salvato l’umanità occidentale da questo volontario impoverimento. Ci riusciranno i nuovi consum-attori degli anni post ’00?

Brand activism: dalle barricate alle casse dei negozi. Perché noi (anche se fuoriscala, mi ci metto sotto forma di pupazzo, espressione del genio artistico della Plastic Culture di Yoshitomo Nara), siamo molto arrabbiati!

Advertisements

Lascia un commento

Archiviato in Chiacchiere di moda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...