Il potere delle celebrity Vs. il potere del design

Valentino: dettagli collezione couture 2010/2011

Ah-ah. per rimanere in tema di: il potere della tv e dei reality, leggo che oggi c’è stata a Place Vendôme la sfilata di Valentino (mmmm, e io ci sono passata ieri per la piazza, ecco perché Matteo Marzotto era al terminale dell’Eurostar). Più che altro avrei voluto magari di sfuggita, vedere qualche abito impacchettato o indossato…

Comunque leggo, che c’era una folla di adolescenti urlanti per la presenza di Olivia Palermo (una non bene identificata celebrity che lavora in The City, e si è reinventata un passato da ereditiera come ogni star dall’inizio del secolo scorso fa, con gioia del pubblico, a cui le favole piacciono sempre).

Valentino ha visto bene e ha invitato la celebrity, ma trovo divertente l’esito. Il richiamo del pubblico non per gli abiti del brand, ma per la celebrity (che giustamente fa la distante, perché le ereditiere hanno sempre un atteggiamento contenuto, anche se poi questa in particolare vive di pubblico e tv). E’ come dire spendere soldi per una pubblicità che attira ma per la ragione sbagliata.

Valentino: dettaglio collezione couture 2010/2011

Lo capirei se ci fossero solo profumi in vendita, perché già le borse e le scarpe e gli anelli, sono abbastanza off-limit. Ma poi con gli abiti è un discorso che non ha senso. Capisco che un personaggio può far parlare molto, ma alla fine siamo proprio sicuri che sia la celebrity e non il design ad attrarre? Penso a due modelli di successo che hanno seguito due strade diverse. Da un lato il modello di borsa Alexa di Mulberry, dedicata all’omonima presentatrice (che all’inizio aveva anche un ruolo più vago). Dall’altro il modello PS1 di Proenza Schouler, che si è autopromosso da solo. Quello che sostengo: è il design e non chi lo indossa a rendere un prodotto di successo. La celebrity può fare presa, può far parlare, ma con questi prezzi sopra i mille euro, gli adolescenti urlanti quello che possono fare è ritagliare le foto delle borse dai giornali (o peggio, comprare i falsi).

Valentino: dettaglio collezione couture 2010/2011

I brand continuano con questa strana forma di marketing, così come fa l’editoria. Si parla di esperienza, si parla di esclusività, si parla di distinzione, e poi per far parlare di sé si finisce con il prendere celebrity di e da reality? Io rimango dell’opinione che se fossi una cliente di questi marchi, non vorrei tutto questo. E questo vale per Valentino, come per Bulgari, come per Harper’s Bazaar, come per Colette. Far parlare parlare parlare parlare…e basta.

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