London Jewellery Week 2010: Treasure

Installazione di Nicola Malkin per Treasure alla LJW 2010

Ancora una volta mi trovo a pensare e ripensare agli appuntamenti dedicati al craft. Ieri è stata la volta di Treasure alla London Jewellery Week, un evento che ho trovato…un po’ deludente.

Io forse ho delle aspettative troppo elevate, ma secondo me, quello che mi frega è il marketing britannico e la capacità di vendere e fare business di questo paese. Un packaging bellissimo, che al solito si ritrova con poco contenuto (dalle descrizioni e dalle immagini della pubblicità sembrano cose più elaborate di quello che poi sono). C’è da avere invidia per loro, perché sanno vendere fumo come arrosto. Tutto il contrario degli italiani.

Non voglio essere troppo severa, ma alla fine, quelli che vengono presentati come i designer guida Uk, non sono molto diversi da quelli dei banchetti che si trovano in Italia e nella stessa Londra (Spitafields, Portobello, Camden). Carini, questo non c’è dubbio, ben fatti e artigianali, ma non così brillanti come mi aspetto sempre. Non così innovativi e diversi. Cose lavorate in argento puro o placcato d’oro, accessibili è vero, ma, non so, senza quel guizzo che mi entusiasma.

E’ vero che quello che è troppo stravagante può non incontrare il gusto di massa, ed è vero che spesso costa troppo. Ma si deve osare un po’ di più se non si vuole rimanere uguali agli altri. E a dire il vero l’allestimento era un po’ buio e triste. Qualche quadro e installazione, ma proprio proprio il minimo. Almeno dal punto di vista pratico, erano più efficiente rispetto a quella del puro craft.

Alcune novità interessanti le ho comunque trovate. Elinor Voytal e Keren Cornelius le più nuove e innovative e le mie preferite. Blue Eyed Girl Jewellery, non però con i suoi pezzi migliori. Debbie Carlton Jewellry, Jessica de Lotz, Sarah Eyton Designs e Anna Calvert. Da MFP e Tina Lilienthal mi aspettavo di più. Carine alcune cose di Joanna Dahdah. Trendy quelle di Satya Jewelry.

Sarà che ormai mi ha stancata, ma delusissima da Atelier Swarovski. Le foto sono altra cosa rispetto alla realtà.

Forse, mi viene da pensare, che

  • a) i designer hanno preferito non portare le loro cose più particolari, come si vedono nei loro siti
  • b) essendo alcuni modelli di alcuni di loro, dei prototipi (che vengono realizzati soltanto ad ordine fatto), siamo ancora nel campo/caso dell’artigianato puro, che vuol dire pochi soldi per poter azzardare
  • c) che pompare troppo con il marketing, fa crescere aspettative diverse. E’ meglio puntare a presentarlo come evento craft, che non come appuntamento dei leader del design

Quello che so è però che il gioiello o bijoux che sia, prezioso e non, va visto e indossato e provato. Dalle immagini virtuali si può capire e non capire. E questo mette sempre in forte contrapposizione l’online vs. l’offline.

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